Amministrative 2016: pensieri

Ieri si è votato in 1342 comuni per l’elezione dei sindaci e bla bla bla si sanno ste cose.

I risultati: preoccupanti. Più dei precedenti, forse. La provincia con più affluenza è stata Rieti, oltre il 77%; a seguire Viterbo, al 76%, quasi come se qui nel Lazio avessimo così tanta voglia di votare, ma per favore. Rilevante il dato di Caserta, oltre il 75%, mentre a Milano non si è arrivati al 56%. Al sud si vota più che al nord e questo è un dato rilevante; complice il ponte del 2 Giugno, complice che a Milano si sapeva del ballottaggio (segue), quel che conta è che al sud si è tornati a votare. Spinti da cosa, non si sa; di certo non è fiducia nella politica, semmai è speranza di cambiare qualcosa. Oppure la camorra ha sborsato e le urne si son riempite, boh, tanto cuore comunque.

Parliamo dei risultati per le città maggiori, parto da Roma che magari la conosco un po’ meglio delle altre. Per la corsa a Roma, stavolta, siamo andati giù pesanti, 13 candidati sindaco di tutti i colori. Rilevante è stato il risultato dei 5 stelle come urlano tutti i giornali e gli stessi del partito. Forse il motivo principale lo ha indovinato la stessa candidata del movimento: i romani sono stufi. Stufi di una città che non funziona, stufi di una politica che, a destra e a sinistra, ha favorito il fiorire di Mafia Capitale, stufi insomma di una classe politica che, ormai, non ha per nulla a cuore Roma. E quindi si spiega in parte la vittoria parziale dei 5 stelle. In parte perché non è il solo motivo ad aver spinto a quella scelta: a spingere ai 5 stelle sono stati anche gli altri candidati. Un Mario Adinolfi che fa comizi con i cassonetti e viene ritratto a mangiare a destra e a sinistra, protettore auto proclamatosi della famiglia tradizionale; una Giorgia Meloni sostenuta dalla Lega che, per 20 anni, ha urlato “Roma ladrona!”, e di certo non convince Roma a sostenerla; un Giacchetti del PD, esponente della politica classica, quella politica che troppo pesantemente richiama a Ignazio Marino e alle sue incapacità. Vero è che le due persone sono molto diverse nei fatti, ma l’origine della specie è quella. Un Alfio Marchini, imprenditore e industriale, che nel mentre della sua corsa è stato appoggiato da Berlusconi e Forza Italia, un imprenditore che no, per nulla, ha il favore della classe operaia e lavoratrice di Roma, che non vede in un esponente del palazzo un buon rappresentante. Gli altri sono esponenti delle parti estreme: un Di Stefano dei fascisti di Casapound, Mustillo per i comunisti del PC, seguiti dalle liste civetta e liste civiche che a Roma poca vita hanno. Insomma, pare che l’atmosfera sia volta più per la scelta del “meno peggio” che per la scelta del favorito. E non vengano a raccontare di una vittoria Salvini, Meloni o Renzi: qua hanno perso tutti, hanno perso col popolo, hanno perso nel proporre al popolo un candidato valido che attirasse voti.
Discorso a parte va agli astenuti: poco più del 56% dei votanti si è recato alle urne. E uno dei motivi che più ho sentito è stata proprio la carenza di candidati validi: molti andranno al ballottaggio, per salvare il salvabile in extremis, ma il danno è fatto, è stato fatto prima dei voti, è stato prima della campagna elettorale, è stato fatto con i candidati.

Interessante, o preoccupante che dir si voglia, è la realtà bolognese. Roccaforte di sinistra, vede il sindaco uscente Merola, appoggiato dal PD, finire a un ballottaggio imprevisto contro la Borgognoni, appoggiata da tutto il centro destra, oltre che dalla Lega, suo partito. Qui, come a Milano, il centro destra unito ha avuto un risultato migliore, quasi vincente, e la prospettiva di una Bologna non rossa appare, se non prossima a 14 giorni da qui, vicina: tra 5 anni, chissà.

Il dato milanese mi ha lasciato pensare, non poco. Parlando con amici, già un mese fa si parlava del ballottaggio Sala vs Parisi, come se tutto fosse scritto. Fare pronostici ci sta, ma indovinare così bene due 40% vicini e simili è quasi impressionante. Sembra come che i milanesi tutti sapessero di questo risultato scontato, e quelli che non hanno votato avevano già la testa al ballottaggio, mentre chi ha votato ha pensato solo a confermare il dato. La poca affluenza fa pensare, ma probabilmente è proprio questo il motivo. E qui, un centro destra unito in Parisi, contro un PD che appoggia Sala, rischia più di ogni altra parte di arrivare al comune.

A perdere a Torino è di nuovo il PD: Fassino, sindaco uscente, va a un ballottaggio contro un evanescente Appendino del 5 stelle che no, io non ho mai visto in tv in queste settimane. Qui di nuovo vince il movimento, raggiungendo un risultato inaspettato. Perde il PD che vede la sua Roccaforte rossa sempre meno forte e sempre meno rossa. Non conosco per nulla la realtà torinese, quindi parlarne è vano, per me. Lascio alle urne il verdetto finale.

A Napoli, invece, perdono tutti. Perde la politica classica, di destra e di sinistra, e perde l’anti-politica del movimento 5 stelle. L’effetto De Magistris è trascinante, e trascina tutti nel baratro, senza distinzioni. Inutile che il centro destra festeggi l’approdo di Lettieri al ballottaggio: uno doveva pur finirci. Penso che la vittoria di De Magistris tra due settimane sia scontata: uno che ha salvato Napoli da un’emergenza rifiuti senza precedenti ha l’appoggio della cittadinanza, come si è visto.

Non conosco le altre realtà, o almeno le conosco così poco da ritenere inutile lo scriverci qualcosa da parte mia, sarebbero parole messe per riempire. In questi scontri, tutti hanno da pensare. Il centro destra al fatto che in coalizione ha ottenuto risultati rilevanti, mentre diviso non è apparso. Il PD al fatto che è vicino a una discesa fenomenale verso il baratro: dov’è il tanto agognato rinnovamento renziano? Non si vede da nessuna parte, e non sorprende che non ci sia stata fiducia da parte dei votanti. Il movimento 5 stelle, più che agli ottimi risultati torinesi e romani, deve pensare al resto: non appare nelle altre città, è nascosto e muto, e non può pensare di ottenere grandi risultati in questo modo. Ma hanno perso tutti la sfida più importante, ovvero dare buoni candidati e buoni programmi elettorali. Male.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s