Perché non vendo i miei appunti

È risaputo, ormai, che da quasi un anno e mezzo lavoro in WikiToLearn, scrivendo i miei appunti sotto forma di corsi, stilisticamente omogenei e strutturati (con aggiunta di immagini). Tutto quello che ho scritto, che viene scritto, su WikiToLearn è gratuitamente scaricabile e modificabile, in sintesi: non c’è nessun “guadagno”, nel senso di riscontro economico, dal sito. Non ci sono neanche le pubblicità, come accade su molti siti simili. WikiToLearn è un progetto Open Source, non è un modo per fare soldi.

Molti dei miei amici, dei miei compagni di studi o persone che conosco, ogni volta che specifico questa cosa, reagiscono, di solito, con un “Ma come gratis? Ma perché non vendi gli appunti, che ci guadagni qualcosa?” Facciamo che rispondo qui una volta per tutte.

I miei appunti riordinati su WikiToLearn sono accessibili a chiunque voglia; gli appunti in formato cartaceo (i miei quaderni) non sono accessibili a tutti, li presto volentieri ai miei amici/compagni di corso ma, se uno sconosciuto viene a chiedermeli, ovviamente lo rimando sulla mia pagina utente WikiToLearn; diciamo che “i manoscritti” sono abbastanza personali. In ogni caso, non vendo i miei appunti, in generale, per varie ragioni.

  1. Se pur riuscissi a guadagnare, che ne so, 1000€ vendendo i miei appunti (che sono una cifra assurda per cose del genere), di certo non mi cambierebbero la vita. Non avrei alcun vantaggio a guadagnare dei soldi vendendo i miei appunti; la maggior parte delle persone che mi considera scemo perché non li vendo sono persone che sperperano soldi a vanvera e che, se ne avessero molti, continuerebbero a sperperarli. Io, sinceramente, non ho bisogno di sprecare soldi, non ne ho un reale motivo, quindi non ci farei nulla. I soldi che guadagnerei vendendo gli appunti non mi cambierebbero in alcun modo la vita, resterebbe esattamente com’è ora.
  2. Da quando ho iniziato a scrivere i miei appunti sul sito, li ho anche condivisi con i miei compagni di corso. A parte i più scettici (che ancora credono che ci guadagni qualcosa), la maggior parte delle persone ormai sa come lavoro e cosa faccio. Ci sono state diverse persone che, dopo le sessioni d’esame, mi hanno ringraziato perché i miei appunti li hanno aiutati a superare l’esame. A me basta questo. Non ho bisogno di soldi.
  3. Se qualcuno pensasse che “poi c’è chi se ne approfitta” non ha ben chiara una cosa: chiunque, chiunque, anche un canguro che vive in Australia e sa utilizzare il computer, può scaricare gratuitamente gli appunti dal sito. Non c’è modo di “approfittare” del mio lavoro: io, come chiunque altro scriva sul sito, lo rendo fruibile a tutti. Perché? Perché, a discapito di chi pensa “Monetizza tutto!”, io penso che se adesso non ci stiamo pulendo il culo con le foglie degli alberi e non stiamo vivendo in mezzo alla nostra merda è anche perché c’è stato modo di comunicare, tra gli uomini, la conoscenza e il sapere. Il sapere è stato tramandato perché condiviso; non sono un nostalgico cieco, mi rendo conto che viviamo in una società malata, in cui se non hai i soldi non sei nessuno, ma il punto è questo: io non voglio essere qualcuno, o meglio, non voglio essere “qualcuno” come oggi si pensa ad essere. Ciò che mi interessa è solo, un giorno, riuscire a diventare un ricercatore e riuscire, in qualche modo, ad accrescere il patrimonio culturale dell’umanità. E di certo questo non si fa girando la testa e facendosi pagare 10€ per una pagina di appunti.
  4. Non c’è cosa più bella che vedere il proprio impegno apprezzato. E questo non significa esattamente riuscire ad avere tanti soldi per il proprio lavoro. Ad oggi, circa una ventina di persone mi hanno ringraziato per i miei appunti. A voi sembreranno pochi, a me sembra che venti persone hanno studiato a imparato qualcosa da ciò che ho scritto. Siamo ancora nel periodo in cui i fruitori del sito non sono molti (spero che in futuro si alzerà il numero, come il sito merita), quindi sono ben consapevole che non sono in tanti ad aver letto ciò che ho scritto. Ma chi lo ha fatto mi ha ringraziato, ed è tutto, direi.
  5. Questo è un fattore un po’ più personale, e forse non tutti riusciranno a concepirlo bene. Dipende moltissimo dalla facoltà che si è scelto e dall’ambiente in cui si studia/lavora. Per quanto riguarda me, studio fisica, e nella mia facoltà, almeno con un numero allargato di persone, si collabora e ci si aiuta. È un fattore che anche si allarga a tutta la comunità scientifica: non c’è nulla di segreto, si sa cosa si sta studiando in un dato centro di ricerca. In più, i nostri stessi professori condividono i loro appunti con noi studenti; voi potreste dire che è una cosa normale, però ci sono facoltà dove il professore costringe gli studenti a comprare il libro che lui stesso ha scritto. È una visione completamente diversa del sapere: a loro non importa come noi studenti entriamo in possesso del sapere, dove studiamo e come entriamo in possesso dei libri che studiamo. L’importante è sapere, capire, comprendere le cose. Alcuni miei professori passati hanno pubblicato dei libri, ci hanno addirittura detto “Non mi interessa minimamente di come entrate in possesso del libro, non mi cambiano la vita i 30 centesimi che guadagno dalla vendita di un libro, mi basta che siate in grado di superare l’esame”. È questo il punto cruciale: l’importante è sapere. L’importante è la conoscenza. E io sono d’accordissimo.

Terminato questo elenco, spero siano chiari i motivi per i quali non vendo i miei appunti. E a coloro i quali pensano che sia uno sciocco/stupido o quant’altro, rispondo di iniziare a pensare a se stessi. Che poi magari vanno pure a vedersi i miei appunti, e ci riescono pure a passare l’esame. Ciao mitici.

-Daniele

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