Cinque giorni a Londra

Sono appena tornato da cinque giorni di “vacanza” a Londra, scrivo per ricordare in futuro le sensazioni prima che si raffreddino. Non seguirò un ordine cronologico degli eventi ma scriverò tutte raccogliendo in sezioni comuni.

1. Aeroporti

No, in realtà non c’è nulla da dire sugli aeroporti, mi sembrava solo giusto cominciare con qualche riga inutile. Grazie per aver speso il vostro tempo inutilmente.

2. Controlli di sicurezza

Ecco sì, forse avrei potuto inserirli parlando di aeroporti, ma… Insomma, oltre ai controlli di sicurezza a Fiumicino e Gatwick, anche per salire sullo Sky Garden e per entrare nei mercatini di Natale a Leicester Square ho superato dei controlli.

Inizio subito col dire che sono un rimagnato bello che andato: nell’astuccio, che neanche so perché ho portato con me, avevo un compasso vecchio di oltre 7 anni, rotto e una merda insomma. Peccato che comunque la punta ce l’aveva e quindi poteva essere facilmente catalogabile come oggetto contundente, cosa che è stata fatta all’aeroporto di Fiumicino dove ho fatto una gran bella figura di merda al controllo bagagli. E vabbè.

L’agente che mi ha controllato la carta d’identità una volta arrivato a Gatwick mi ha riempito di domande: cosa facessi lì, per quanto tempo, con chi fossi. Ai miei accompagnatori non è successo, è stato solo controllato che il documento fosse regolare, quindi non posso che pensare che sia colpa della mia carnagione scura e degli occhi bui che mi ritrovo. Pace.

Al ritorno, sempre a Gatwick, mi hanno fermato tipo qualsiasi cosa potessero fermarmi al controllo bagagli, per i liquidi che non erano in buste di plastica. Sono stato lì 10 minuti assieme all’agente a cercare tutti i liquidi e raccoglierli: una persona molto tranquilla e disponibile che mi ha spiegato filo e per segno cosa non andasse. Nonostante abbia perso comunque 10 minuti, non è stata un’esperienza fastidiosa.

Altra bella figura di merda allo Sky Garden: vado per passare sotto il metal detector tranquillo e ovviamente suona, avevo le tasche piene di pence perché, come già detto, sono rimagnato. Solo che il metal detector si è arrabbiato anche quando non avevo nulla addosso: il tizio della security, molto simpatico, mi guarda con fare “Eh non ci siamo proprio” indicando la mia cinta e invitandomi a procedere, ridendo.

A proposito dello Sky Garden, all’entrata c’era un ragazzo che faceva entrare le persone a scaglioni, in base all’orario di prenotazione. Quel tipo ha rallegrato i miei 40 minuti di attesa al freddo. Dalle sue perle ricordiamo:
‘I know it’s cold outside my lady, I can feel it on my nose, I can feel it on my nipples […]’ (‘Lo so che fa freddo fuori, signora, lo posso sentire sul mio naso, posso sentirlo sui miei capezzoli’)
-(parlando a due ragazze che avevano circumnavigato la fila cogliendolo alle spalle) ‘What are you doing here? Do you have a ticket? No? You are confusing me please do something’ (‘Che ci fate qua? Avete i biglietti? No? Mi state confondendo per favore fate qualcosa’)
-(Ogni due minuti faceva un check dei biglietti in fila, urlando; i biglietti vanno a quarti d’ora di distanza): ‘Six o’clock? Six fifteen? Six thirty? Restaurant? No tickets?’
(una ragazza dall’altra parte della strada, urlando e muovendo il braccio): ‘No tickets! Can we go in?’
‘Nah, go home.’

Ai mercatini di Leicester Square ci sono stato un paio di volte, ogni volta la security faceva aprire la borsa controllandola “al volo” con il detector. Nulla da dire, forse troppa negligenza.

3. Paesaggi

Per arrivare da Gatwick a Londra abbiamo viaggiato su un bus della National Express. il viaggio è stato effettivamente più lungo di quanto mi aspettassi (due ore piene), però è stato molto piacevole perché è passato per le campagne a sud di Londra. Sono stato sorpreso quando, arrivati a Sutton (cittadina molto carina) il bus si è fermato per fare un check totale di cose funzionasse e cosa no. Io ero tipo a bocca aperta, anche perché nella mia mente c’era fissa l’immagine del bus ATAC che va in autocombustione.

Sul London Eye ci siamo saliti il venerdì, era una bella giornata di sole. Paradossalmente, c’era troppo sole per fare belle foto. Troppo sole, a novembre, a Londra. Daje.
Ecco, riguardo il London Eye, bah, non mi è rimasto molto impresso, effettivamente si vede una ristretta zona di Londra; ovviamente c’è da dire che, almeno, si riesce a vedere Westminster dall’alto, perché gli altri punti panoramici sono più distanti.

Dallo Sky Garden si ha una meravigliosa visuale della City; ci sono andato di sera (lì fa buio alle 16:30 in questo periodo, tramonto alle 16:00), bello come posto. Solo che fa freddo lì dentro, cazzo rega mi scadete sui riscaldamenti, eccheccazzo.

4. Albergo

Doverosa una sezione dedicata all’albergo. Situato a 3 minuti a piedi dalla stazione metro di Bayswater (Circle e District Lines, gialla e verde), 10 a piedi da Notting Hill Gate (Circle, District e Central Lines, gialla verde e rossa) e 7 a piedi da Queensway (solo Central Line, la rossa), è vicinissimo a Hyde Park, quindi in una zona comodissima e da visitare. L’albergo era piccolino, i letti comodi e le stanze esageratamente calde, quasi fossero incubatrici (la notte avevamo la finestra aperta, io dormivo in mutande senza coperte e avevo comunque caldo), ha un solo difetto: non ho potuto cagare nel cesso della mia stanza.

Le stanze sono piccolissime e il bagno è di un metro e mezzo quadro, in cui sono riusciti a incastrarci doccia, lavandino e water; il water ovviamente è finito letteralmente incastrato tra i due restanti oggetti, col risultato che non potevo neanche sedervi sopra. Seriamente, l’unica volta che ci ho provato stava per esplodermi un testicolo.

La colazione era abbondante, le varie persone alla reception gentili e disponibili. Nonostante i problemi col bagno, che ho risolto andando a cagare in un’altra stanza, è stato un soggiorno piacevole.

5. Cibo

Vabbè, ce n’è di quanto ne vuoi e di come ne vuoi. Ovviamente non siamo mai andati in ristoranti italiani, primo perché ce ne sono troppi, secondo perché siamo italiani; l’unico locale italiano in cui siamo stati è una pizzeria tipica napoletana, in cui la pizza era molto simile alla vera pizza napoletana; io ho preso una margherita (per andare sul sicuro) e posso dire che non era diversa da quelle che si mangiano a Napoli, ma i miei compagni hanno presi pizze con condimenti e lì ovviamente si scade, perché un conto è il prosciutto cotto affettato e morbido, che lì è raro, un conto è il prosciutto cotto in scatola.

Abbiamo mangiato Fish and Chips in uno dei locali più valutati su Trip Advisor. Alla modica cifra di 10£ e rotti ho potuto mangiare una specialità della casa che avrebbe sfamato mezzo Congo. Molto buono, mi ha sorpreso positivamente.

La prima sera abbiamo cenato in un locale messicano. Ora, io non avevo mai mangiato messicano e non mi piace il piccante, ma lì dentro ci tornerei a mangiare fino a morire di diabete o altre malattie causate dal cibo. Prezzi onesti per quanto c’è nel piatto: 15£ sono ben spesi se c’è così tanta roba che fai fatica a finirla.

Menzione d’onore a un panino mangiato a Queensway chiamato “Sky High”: prezzo caro (16£ e rotti), ma il panino era altissimo, buono e aveva il doppio di ogni cosa. Difficile anche da mordere.

Sotto il London Bridge c’è un mercato fantastico, incastrato proprio sotto il ponte e sotto le strade; ci circola un sacco di gente, anche locale, tantissimi locali ma anche bancarelle di frutta e verdura. Abbiamo pranzato lì la domenica, in un locale carino e pieno di gente. Ho preso un Roast Beef: i contorni erano particolari e buonissimi, la salsa anche, la carne però era poca. Peccato.

Non ho avuto modo ne mi andava di provare la colazione inglese: direi che non fa molto per me, ecco.

6. Caffè

E vabbè, è un cliché, ma gli italiani ci tengono al caffè. In generale, niente espresso, perché tanto lo avrebbero fatto male un po’ ovunque. Sono quindi andato avanti a caffè americani, ne ho presi tanti. Certo non sono espressi, ma almeno scaldano, durano a lungo e puoi portarli con calma in metro o in giro.

7. Metro e trasporti

Ecco, ecco. Solo a ripensarci mi scendono le lacrime. Potete scaricare qui la mappa della metropolitana di Londra.

Il primo giorno io sono rimasto molto confuso dalla metro. Il secondo giorno ho iniziato ad abituarmici, il terzo giorno sapevo a memoria il nome di quasi tutte le linee e come orientarmi tranquillamente con queste. Procediamo con calma.

Siamo arrivati il primo giorno alla Victoria Station, in cui passano tre linee metro: la District (verde, che ha ben 5 capolinea), la Victoria (azzurra) e la Circle (la gialla, i cui treni potrebbero praticamente girare all’infinito senza fermarsi mai perché, a parte il tratto che va da Hammersmith a Edgware Road, è un percorso chiuso e quindi a lavoro nullo per campi conservativi). Siamo scesi per prendere una qualsiasi tra la Circle e la District che ci portasse a Bayswater e in 10 minuti sono passati 5 treni. 5 treni in 10 minuti. Abituato a Roma, dove la media per la linea B è un treno ogni 20, ero già come un bimbo in un negozio di caramelle.

Le stazioni sono tutte bellissime: non esagerate (se escludiamo le grandi stazioni), eleganti, pulite e attrezzate. Ogni settimana rinnovano i pannelli con le informazioni sulla circolazione per quella settimana, ci sono punti appositi adibiti ai musicisti (ringrazio due violinisti che, nella sera di domenica, suonavano nella stazione di Leicester Square. Ma soprattutto CI SONO I TRENI. La cosa strana è che in metro a Londra non prendono i cellulari, da nessuna parte nel sottosuolo. Un po’ retrò, ma mi ha permesso di vivere meglio i viaggi sui treni cercando di cogliere più dettagli possibili (come le mattonelle in tutte le gallerie, i tunnel dei treni fatti praticamente su misura precisi e tante altre piccole cose).

Ecco, sui treni c’è da dire che sono un po’ vecchiotti, tutti con macchinista e non senza (come la metro a Milano o la metro C a Roma), ma i sedili sono in tessuto e ben trattati, comodi. Sono poi quasi tutti uguali indipendentemente dalla linea che prendi, a cambiare sono un po’ le dimensioni e i colori delle aste a cui reggersi.

Le metro sono molto in basso alcune; per arrivarci si scende molto in profondità con le scale mobili (anche perché passano tutte sotto il Tamigi) e non so quante volte ho fatto su e giù per quelle scale. Ah, ovviamente non sono italiani, quindi si poggiano tutti a destra per lasciare lo spazio a chi va di fretta.

In cinque giorni ho preso 6 linee diverse (Central, Circle, District, Hammersmith &City, Northern e Piccadilly) e sono sceso in 20 stazioni diverse. Ho preso la metro anche in ora di punta di sabato, dove c’è davvero il pienone di gente, e comunque ancora non si raggiungeva la densità (persone/mq) caratteristiche di Roma, ogni volta che arrivavo e un treno era appena partito ce n’era uno in arrivo per 2 minuti. Tutto questo ovviamente è nelle zone centrali della città, sono ben consapevole che fuori si viaggi con tempi molto più dilatati.

Strani sono gli sbalzi di temperatura in metro. Sono tutte riscaldate le stazioni, solo che, essendo alcune enormi (alcune stazioni sono in comune a 6 linee) e altre collegate (il triangolo Cannon Street-Monument-Bank sono tre stazioni a 150 metri di distanza l’una dall’altra, il che è vergognoso) ci sono delle correnti d’arie molto forti che quindi rendono delle aree gelide e delle altre bollenti. Almeno a Termini crepi di caldo e basta, ma non perché è  riscaldato, ma perché c’è ancora l’aria del 1942 là dentro.

Gli autobus sono carini, anche questi efficienti e numerosi. Per accedere sia a bus che a metro bisogna passare la Oyster card e non ho visto nessuno salire in bus senza.

Sono passato in quattro grandi stazioni di Londra: Victoria, Waterloo, Paddington, King’s Cross/St. Pancras. Sono rimasto affascinato da ognuna di queste, sia per le dimensioni che per l’organizzazione generale.

Un bimbo innamorato delle metro, ecco cosa ero. La prossima volta che ci tornerò passerò almeno 2 ore in metro a cambiare linee a caso.

8. Persone e servizi

Tralasciando le comunicazioni ristrette (perché il mio inglese scricchiola non poco), le persone sono state in gran parte gentili e disponibili. Paradossalmente i peggiori erano gli italiani a lavoro, che snobbano evidentemente gli italiani. Anche, in giro per le strade non si può parlare italiano perché tanto siamo più noi che altri e quindi ti capiscono tutti.

Il traffico c’è. Impossibile nasconderli, certi ingorghi assurdi. Però non si sentivano nè divinità evocate dal cielo nè clacson. Sui marciapiedi si procede tranquillamente e, se per caso si viene urtati, non parte il classico “Ah zi, che cazzo voi?”. Anche, le persone in strada (a parte che sono in gran parte turisti) sono tranquille ed educate. La maggior parte è vestita in maniera poco elegante ma formale (le ragazze tutte in scarpe basse e calze, gli uomini cappotti lunghi e pantaloni comodi). In ogni caso si potevano trovare ovunque persone vestite come cazzo je pareva, rendendo tutto più colorato e omogeneo.

Le strade sono pulite, tutte. A Roma se non ci fossero degli immigrati a pulire le strade queste sarebbero sommerse di foglie e schifo. Lì ci sono costantemente addetti alle pulizie. Anche, ci sono davvero davvero poche cicche di sigaretta a terra, e la cosa mi ha fatto un sacco piacere, anche perché c’erano ciccatoi e cestini sparsi ovunque, quindi se la butti a terra sei proprio stronzo diciamo. La cosa stranissima è che non ci sono cassonetti, quindi l’immondizia si scende in strada di notte. Per Oxford Street, dopo le 23, ci sono file di sacchi di spazzatura sui marciapiedi interminabili. Strano, però almeno passano a ritirarla sicuro.

9. National Gallery

Sezione a parte per la Gallery. Ci sono stato poco tempo (appena due ore e mezza) e ho visto meno di quello che volevo vedere per problemi di salute, ma c’è un mondo bellissimo e stupendo lì dentro.

Il piano terra è poco visitato ma non per questo fa schifo, anzi. Si può godere di opere meravigliose in silenzio e con tutta la calma del mondo.

Bello era vedere la calca di persone attorno a I Girasoli di Van Gogh e snobbare totalmente Campo di grano con cipressi che era un metro lì affianco. Però vabbè, erano tutti da Van Gogh e nessuno nella sala di Leonardo, Michelangelo e Raffaello, quindi che cazzo parliamo a fare.

Ci dovrò sicuramente riandare, per forza. Qualsiasi foto vi facciano vedere comunque non rende l’idea sappiatelo.

10. Meteo

Il primo giorno era coperto, ha piovuto poco; il terzo giorno ha piovuto parecchio, il quinto ha piovuto poco. Il secondo e il quarto giorno invece c’è stato il sole. Quando c’è stato il sole faceva più freddo che quando era coperto.

Il vento è gelido, e il freddo si sente, soprattutto per gli infiniti sbalzi di temperatura (tra cui alcuni al punto 7) tra dentro e fuori (i locali sono tutti caldissimi), ma è un freddo piacevole e non umido. La pioggia è meravigliosa, non ti accorgi che sta piovendo finché non lo vedi, perché è sottile e fine e non si sente sulla testa.

Ho beccato l’autunno a Londra ed è bellissimo.

11. Hyde Park

Paradossalmente è la prima cosa che abbiamo visitato appena arrivati e la scrivo verso le fine. Vabbè, uccelli scoiattoli piccioni. Gli scoiattoli so carini.

12. Scherzavo

13. Camden Town

Camden è stata l’ultima cosa che abbiamo visitato. Stavo piangendo perché avevo pochi soldi, ma ci avrei voluto lasciare almeno 200£ lì. Mercatini fighissimi di roba incredibile, prezzi anche bassi ad essere sinceri, luoghi molto caratteristici. (Ho trovato una fumetteria lì, che gioia). Gente strana ovunque, ma comunque tranquilla e serena. Piacevole posto in cui camminare e rilassarsi, fare compere, andare a bere. Andare a bere lì è un’esperienza che purtroppo ho mancato causa ginocchio ballerino, ma ho visto i video dei miei compagni di viaggio e niente, la gente sta male ma è bella per questo.

14. Miscellanea

Visto che mi so rotto il cazzo di fa sezioni diverse schiaffo tutto quello che mi resta qua dentro.

La prima sera siamo andati in centro, Oxford Street, SoHo, Chinatown, Leicester Square. Arrivati a Leicester Square c’era una folla incredibile e la strada mezza chiusa; dopo un po’ so riuscito a capì che cazzo stava a succede: ci stava la prima di Daddy’s Home 2 (un film sicuramente sequel di Daddy’s Home che però non ho mai visto e tra cui, come attori, ci sta Mel Gibson) con, appunto, gli attori presenti, quindi ci stava un botto di gente esaltata per vederli. Avendo problemi a camminare tra la folla, sono stati 4 minuti atroci, però poi so passati.

Trafalgar Square, St. James’s Park, Buckingham Palace. A parte l’ultimo, che non siamo riusciti a vedere da vicino perché era supersaturo di persone sui marciapiedi, gli altri due posti sono stati piacevoli. In generale la città di Westminster è bella (ci mancherebbe pure insomma), peccato che il Big Bang sia sotto restauro per almeno 4 anni.

Le sterline sono belle, le monete soprattutto. Le banconote insomma, soprattutto i pezzi grandi sono davvero grandi, proprio antisgamo, si vedono lontano un miglio anche dentro il portafogli (penso che le stiano rifacendo nuove, perché la 5£ e 10£ sono banconote molto nuove e anche belle). Torno a casa con nel portafoglio:

1x banconote da 5£;
4x monete da 20p;
2x monete da 10p;
2x monete da 5p;
1x monete da 2p;
1x monete da 1p.

Poi vabbè, un casino nel mio portafogli con le monete tra euro, sterline, diverse monete straniere regalatemi. Ogni volta che dovevo pagare con gli spicci era imbarazzantissimo.

15. Bagni pubblici

Ho rischiato di pisciarmi nei pantaloni diverse volte. I bagni pubblici sono rari e quelli nelle stazioni sono chiusi il fine settimana e dalle 17 in poi di ogni giorno (oltre a costare 50p, però uno 50p pur di non vedersi esplodere l’inguine ce li lascia volentieri sinceramente). Nella giornata di domenica due volte ero quasi al limite e due volte sono dovuto andare ai bagni pubblici vicino la stazione di Monument. Puliti e trattati bene, però dovrebbero essercene di più in giro, altrimenti rischiamo davvero di sentirci male.

In ogni caso, dovrò tornarci. E dovrò anche evitare di camminare 100km in 5 giorni perché le mie ginocchia non ce la fanno, non ci sta un cazzo da fare.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

w

Connecting to %s