Incontro sull’esperimento SOX (13 Dicembre 2017)

Ieri 13 Dicembre si è tenuto un incontro, organizzato dal Collettivo di Fisica, per parlare e discutere della vicenda sull’esperimento SOX; commento qui con le mie impressioni il dibattito e le cose che si sono dette. Sperando che la vicenda sia chiara ai più, allego come testi la nota del 28/11 dei LNGS e la risoluzione approvata in Regione Abruzzo il 22/11 scorso.

Relatori dell’incontro sono stati il prof. Marco Vignati, ricercatore INFN dei neutrini (che però non lavora all’esperimento), il prof. Giorgio Parisi e il giornalista scientifico Andrea Capocci (il quale ha già scritto un articolo sull’argomento che potete trovare qui). L’incontro si è tenuto in aula 6, edificio Fermi. Prima impressione: l’aula era decisamente molto piccola per contenere tutti i presenti e gli interessati. Ovviamente questo esula dalle responsabilità degli organizzatori, visti i problemi nel trovare aule libere in Sapienza negli ultimi tempi, però c’è comunque da dire che l’aula è predisposta ad accogliere un centinaio di persone (ci faccio lezione tutti i giorni ma non ricordo il numero esatto sorry), soglia palesemente sfondata, il che è un bene, perché l’argomento interessa a molti.

Ovviamente, dando qualche occhiata in giro per l’aula ho potuto notare una evidente maggioranza di studenti di fisica (o comunque frequentatori dell’edificio Marconi, non posso mica conosce tutti quelli che studiano fisica eh), ma non solo questi: erano presenti diversi professori e studenti di altre facoltà.

Il prof. Vignati ha fatto un’introduzione all’esperimento, alle sue finalità e alle modalità con cui dovrà (non scrivo dovrebbe perché mi fa paura l’utilizzo del condizionale in questo caso) essere svolto presso i Laboratori del Gran Sasso. A seguire il prof. Parisi ha parlato delle sue impressioni su come si è arrivati a quest’ondata di malessere pubblico riguardo l’esperimento e infine Andrea Capocci ha presentato più largamente l’esperimento, l’iter della sorgente e i precedenti tra i laboratori e la popolazione locale, discutendo anche dei vari rischi che questo comporta.

La parte interessante è stata ovviamente il dibattito, al quale hanno partecipato sia studenti che professori. Tanti gli argomenti su cui si è dibattuto, tutti bene o male ruotanti attorno al centrale “Dobbiamo fare più divulgazione scientifica o farla diversamente/meglio?”

Effettivamente la risposta a questa domanda è un po’ un generico “Eioccheccazzoneso”, anche perché, come lo stesso Capocci ha fatto notare, di divulgazione scientifica in Italia non ce n’è mica poca, a partire da Superquark in televisione fino ad arrivare ai numerosi festival della scienza in giro per il paese, oltre ai disseminati musei della scienza e incontri pubblici. Tuttavia questo non funziona, non sembra funzionare, visti i risultati.

Menzione d’onore per quel professore (chiedo venia ma non so nome/cognome) che è intervenuto in quarta, prima alzandosi in piedi e poi alzandosi sulla cattedra, che ha posto all’attenzione di tutti come ormai non si insegni più, nelle scuole, non il culto della scienza, ma il rispetto della scienza. Effettivamente, risolvere il problema adesso non è fattibile (a meno che non leviamo il cervello a una fetta della popolazione), però è possibile lavorare perché non si ripresenti più in futuro.

Anche, si è parlato di come la divulgazione più che dialogante si presenti come polarizzante: non c’è un dialogo vero, soprattutto quando viene fatta attraverso i social media, ma chi è convinto di aver ragione si ritrova ad esserne ancora più convinto, indipendente da cosa pensi. In mezzo c’è una massa grigia che si trova confusa, senza giustamente poter dire di aver capito. Su questa massa grigia, che rappresenta poi la percentuale più larga della popolazione, si dovrebbe lavorare per insegnare il rispetto della ricerca, di come questa viene effettuata e di cosa sia in realtà la ricerca.

Altro argomento di dibattito è stato il rapporto comunità scientifica-istituzioni, perché non è che sia tutto rose e fiori da questo lato, anzi. Opinione abbastanza condivisa è che gli “scienziati” siano visti dalla popolazione come facenti in qualche modo parte della “casta”, e quindi non visti di buon occhio. Come lo stesso prof. Parisi ha detto nel suo intervento iniziale, “[…] lo scienziato sembra un surrogato dei maghi e allora, invece di prendere un surrogato, perché non prendere un vero mago?”. Strettamente (ma non necessariamente) collegato a questo argomento si è presentata la questione della scienza asservita ai “poteri forti” (multinazionali e/o istituzioni, NPC (nota per chiarire) ) e di come, effettivamente, ad oggi non vi sia ricerca libera ma solo ricerca assoggettata alle volontà di chi sborsa i soldi.

Parentesi breve per un interessante argomento: i movimenti neo-ecologisti. Si è portato all’attenzione come i movimenti ecologisti del passato fossero ispirati principalmente a idee di sinistra, come l’abbattimento dei confini e il libero circolare delle persone, e di come i moderni movimenti ecologisti siano più legati a movimenti politici che puntano la loro attenzione non su idee libertarie ma sulla paura del diverso e, parola ripetuta più volte, “dell’immigrato” (e/o “dell’Europa”). Riguardo questo, per quanto mi faccia schifo parlare di un argomento così subdolo, è indubbio che i partiti politici ai quali si legano i movimenti ecologisti altro non fanno che far leva sulle paure della popolazione al fine di raccogliere voti (disicurononM5SoLega) e di come, quindi, il movimento ecologista non sia più un movimento per proteggere l’ambiente al fine di star bene tutti, ma solo per star bene noi nel nostro giardinetto (conclusione personale non pronunciata da nessuno al dibattito). Anche di questo bisogna preoccuparci, perché se è un bene da un lato che molte persone ci tengano alla protezione dell’ambiente e del patrimonio naturale e idrico, dall’altro lato è un male che queste idee vadano a braccetto con paure e xenofobie varie.

Negli ultimi minuti del discorso si è parlato di una frase che gira da qualche mese sui social: la scienza non è democratica. Si è parlato e discusso di questa cosa, ma mi sento di condividere le parole di Parisi, il quale ha posto l’attenzione sul nonsense della frase in sé e su come chi l’avesse pronunciata volesse in realtà riferirsi a tutt’altro.

Commenti generali: incontro piacevole e interessante, due ore piene di presentazioni e discussione. Sono stato molto felice che l’evento sia stato partecipato anche da professori e studenti di altre facoltà, dimostrando come questi non siano solo “fatti nostri” (della comunità scientifica di cui ancora non faccio parte eh NPC), ma sia una situazione che riguarda tutti nel mondo accademico.

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