Intramezzo

“Sei ancora qui?” Lei entrò passando attraverso un muro, senza degnarsi di pensare alla porta. “Andiamo, o farai tardi.”
Lui si girò e la guardò stranito. “Quante volte ti ho detto di entrare dalla porta? Se non vuoi bussare, almeno usa la porta; così mi farai venire un infarto prima o poi.”
Lei lo guardò male. “Sapevi che stavo arrivando già da due minuti, non fare il finto offeso, neanche fossi stato nudo. Sbrigati.”
“Come se fosse stato un problema essere nudi, eh…” Lui si alzò di mala voglia dalla sedia, lasciando sul tavolo carte e pergamene che stava studiando, seguendola fuori. “Allora, quali sono i progetti per oggi?”
“Se vuoi davvero diventare potente in ciò che fai, dovrai prendere esempio dai migliori. Oggi prenderai esempio dal migliore.”
Lui la guardò stranito. “Non ci credo manco se mi prende a calci nel culo di persona.”
“Di certo non verrà a perder tempo con uno come te.” Iniziò a volare nel cielo, salendo lentamente verso le nuvole. “Dobbiamo trovare una tempesta abbastanza potente, ma non penso mia sorella ci aiuterà, quindi dovremo muoverci noi.”
“Beh spero non avessi intenzione di scatenarla sulla città, sei forse impazzita?”
Ci pensò su. “Hai ragione, non ci avevo pensato; beh, voi umani avete ben altre priorità, a volte lo dimentico.”
Volarono per qualche minuto sulla città, alzandosi sempre più nel cielo, prima di accelerare il passo e procedere spediti verso Est. In pochi minuti furono nei cieli che sovrastavano l’oceano, sotto di loro una distesa blu infinita, davanti a loro un cielo nero e minaccioso che si avvicinava sempre più.
“Non avrai intenzione di entrare lì dentro spero.”
“Oh andiamo” lei si girò guardandolo “non avrai paura di entrarci? Sei serio?”
“Ci tengo alla pelle, sai, sono mortale…” Lei sparì dalla sua vista e lui continuò a volare diretto, già sapendo cosa aspettarsi. Scartò in volo, evitando il masso gigante che lo avrebbe colpito in pieno. “Stavolta sei stata più stronza del previsto.”
“Beh, almeno i tuoi riflessi sono allenati al punto giusto.” Proseguirono in silenzio fino a raggiungere la turbolenza, entrandoci senza frenare. Si trovavano nel bel mezzo delle nubi, scosse dai tuoni e dai fulmini, e si fermarono poco lontani dal centro della tempesta.
“Al centro sarebbe difficile che tu riesca a restare tutto intero, ci fermiamo qui.” Dovevano urlare per parlarsi.
“Oh beh, come se qui fosse facile. Va bene, possiamo cominciare.” Lui si liberò dei vestiti, che sparirono nel nulla lentamente, mentre lei si liberò della coltre oscura che la circondava, mostrando il suo esile corpo. “Faccio come mi pare?” Faticava anche a restare fermo.
“Non ti azzardare, ti ho detto che devi emulare il migliore. Di certo non imiterai mio padre facendo di testa tua.” Un fulmine la colpì in pieno e lei rise. “Fanno il solletico però.”
Lui scosse la testa. “Va bene, vediamo cosa riesco a fare.”
“Hai un solo tentativo, poi dovremo scappare.” Si guardò attorno. “Temo che mia sorella ci abbia già scoperti e che stia venendo qui, se ci becca sono guai.”
“Va bene, un colpo e via.” Si sgranchì le braccia, fece scroccare il collo, poi allargò le braccia sui fianchi e si concentrò. In pochi secondi un enorme numero di fulmini si scaricarono sulle sue dita, e lui raccolse tutto quello che riusciva. Poi, dopo neanche un minuto, quando la tempesta attorno a loro si era ormai calmata e nessun fulmine lo colpiva più fece un gesto velocissimo e scagliò verso il mare un fulmine gigantesco, con tutta la carica che era riuscito ad accumulare e a non disperdere in quei pochi secondi. Il fragore fu enorme e scosse l’atmosfera, l’onda d’urto si propagò per chilometri. Restarono entrambi a guardare il fronte d’onda che si allontanava con la velocità del suono, poi si guardarono.  Lui fece un’espressione soddisfatta.
“Non essere così soddisfatto di te stesso, hai solo completato la prima parte del tuo addestramento. Ora andiamo via da qui, prima che Ilra ci distrugga entrambi.”
“Agli ordini.”
Ripresero a volare verso l’entroterra velocissimi, scappando più veloci che lui potesse. Dietro di loro, qualche secondo dopo, un urlo infuriato. Scoppiarono a ridere entrambi in volo.
“Sei più bella quando sorridi, Kog’tar.” Disse lui.
“E tu sei più furbo quando non ripeti sempre le stesse stronzate, Cryt.” Lo guardò con i suoi profondi occhi neri e lui si zittì, fino al ritorno.

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